ECONOMIA BRASSICOLA

ECONOMIA BRASSICOLA

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Esiste una bolla destinata a scoppiare nel mercato della birra artigianale?

Abbiamo già accennato all’aumento esponenziale di aziende brassicole nel nostro paese. In molti temono che questo processo sia destinato ad arrestarsi scontrandosi con i numeri limitati (per quanto in aumento) del mercato artigianale italiano.

In un suo recente articolo la rivista il birrafondaio ci dice il contrario: nonostante le note difficoltà, la crescita nel settore ci sarà anche nel 2015.

In effetti, difficoltà ce ne sono: oltre agli ultimi anni di crisi, il carico fiscale sulla birra è elevato, tanto che quest’anno il numero di addetti impiegati nell’indotto è stagnante rispetto al 2013. La birra è l’unica bevanda da pasto a pagare le accise in Italia, per di più le aliquote sono sopra la media europea. A questo scopo è nata la campagna salva la tua birra forte di 120 mila firme già raccolte.

Nonostante questo, le aziende del settore della birra artigianale dovrebbero continuare a fiorire nel bel paese. Se inizialmente si trattava di brewpub, dal 2007 i birrifici sono diventati la maggioranza. Con la comparsa poi di un terzo soggetto economico, le beer firm che dal 2012 sono aumentate del 100% all’anno, oggi si contano 800 aziende attive del settore. I numeri sono di microbirrifici.org che distingue 500 microbirrifici, 220 beer firm e 180 brewpub. I fallimenti, comunque, ci sono e nella media avvengono entro i primi 3 anni a causa principalmente di una scarsa pianificazione.

Sembrerebbe, quindi, che esista ancora margine per l’entrata di nuove aziende nel settore. Di certo, molti (specialmente beerfirm) cavalcano l’onda positiva della birra artigianale spesso improvvisandosi birrai. Ma questa tendenza non può che incoraggiare, sopratutto se essa si allacciasse ad un fondamentale spostamento qualitativo del consumo del consumatore italiano verso un prodotto più artigianale.